Abbasso la carta
Giulia Blasi
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Le dimensioni (dei caratteri), contano

Sì sì sì, Giulia. Per il 95 % dei casi la lettura digitale è indubbiamente più comoda e pratica della lettura su carta (lascerei fuori per il momento, ovviamente, i libri d’arte e tutte le pubblicazioni in cui per diversi motivi, vi sono molte illustrazioni di grande formato).

Soprattutto d’estate, come ben dici nel tuo pezzo, la possibilità di portarsi appresso centinaia di libri in un apparecchio leggero e compatto non appare cosa di poco rilievo. Altra cosa — ora che abbiamo i display retroilluminati — è la lettura a letto di pesanti volumoni. La differenza di comodità è così evidente che non vanno neppure spese parole.

Una cosa che forse non è stata detta, riguarda la maggiore adattabilità del mezzo elettronico alle condizioni di vista del lettore. In questo senso il libro cartaceo è terribilmente poco amichevole. Nel senso, i caratteri stampati sono quelli, se ti sembrano piccoli (leggi, se riesci, hai comprato un libro in edizione economica proprio perché pesasse di meno, e ora la paghi con la grandezza dei caratteri). Sì, qui le dimensioni contano.

Certo, il profumo della carta… ma la larghezza dei caratteri? Ne vogliamo parlare…?

Perchè il lettore ebook è paziente ed adattabile laddove il libro cartaceo è drastico e dittatoriale. Il Kindle, il Kobo (e tutti gli altri), ti permettono di adattare la grandezza dei caratteri alla tua acutezza visiva. Il che può far tutta la differenza. Perlomeno, la fa per me, che con il Kindle ho ancora la libertà di non inforcare gli occhiali: con certi libri, dovrei metterne due paia, invece…

Dunque ben vengano le tecnologie soprattutto quando non si pongono come ostacolo ma come aiuto verso gli umani fisiologici limiti. Consapevoli che il libro cartaceo rimarrà, ancora per molto.

Noi ci terremo il meglio di tutti e due gli approcci. E ci sarà da leggere, altroché!