Quei cinque euro risparmiati…

E l’avventura intrigante di un ambiente più relazionale, soprattutto

Adesso, ci ho pensato un po’. Va bene, ho la copia in locale, ma ci ho pensato lo stesso. Ci ho pensato quando il provider Tophost mi ha avvisato, con ammirevole premura, che la transizione a topname implicherà la cancellazione dei files e del database MySql.

Che faccio? Li tengo e mi metto in stand-by, come sono stati per questi mesi dopo il passaggio di SegnaleRumore a Medium? Casomai voglia tornare indietro e riportare il sito su un Wordpress self hosted?

No, ormai il dado è tratto, siamo qui e almeno per un po’, ci vogliamo rimanere. Vai, Tophost, cancella pure.

Insomma, come avrete ormai capito, ho premuto quel fatidico pulsante (risparmiando perfino cinque euro, ma vabbè, non è questo il punto).

Abitare vicino ad altri, non è poi una scelta così sbagliata…

Devo dire, in questi mesi ho letto abbastanza sui meriti e sui difetti di Medium. Ho avuto modo di valutare l’estrema flessibilità e totale indipendenza di un sito autonomo fatto con Wordpress, e il minimalismo molto efficace ma poco flessibile di Medium.

Di questo si potrebbe parlare all’infinito, e proprio su Medium si trovano diversi post molto informativi, al riguardo.

Qui voglio appena dire quello che ha contato per me, ovviamente tenendo conto la natura del sito che avevo spostato su questa piattaforma.

Ebbene, due sono le cose che hanno pesato sopratutto, nella scelta:

  • la estrema facilità di pubblicare, con una interfaccia semplice ed amichevole, che toglie via tutte le possibili complicazioni. Per un sito relativamente modesto, come il mio, mantenuto da una persona sola, questo permette di concentrarsi sull’attività più importante di tutte, quella per cui la gente poi viene a leggere: quella di scrivere
  • la decisa connotazione social del mezzo. E’ forse stata la carta vincente, per me. E’ stato detto molte volte, qui su Medium è facilissimo interagire con altre persone, è facile anche trovare articoli interessanti e richiedere che appaiano sul proprio blog (fuori da Medium è una procedura faticosa ed ingrata). Ecco, questa è la cosa di cui sono più soddisfatto: se scorro la lista dei collaboratori, che si vede nella pagina con l’elenco completo dei post, capisco il vantaggio di essere qui, adesso. Qui, con altri.

Ho lasciato una villetta solitaria e sono entrato in un allegro condominio, potremmo dire, con facile analogia. Questo è il punto su cui ruota il nuovo paradigma, il resto è probabilmente collaterale.

A me che ho qualche annetto sulle spalle, e ho assistito in presa diretta alla nascita di Internet, mi accade di pensare a Medium ricollegandolo con l’esperienza gloriosa ed esaltante di Geocities, una delle prime realtà che forniva spazio web gratis. Ricordo, c’era questo concetto di comunità molto forte, per cui le pagine venivano distribuite con indirizzi che mimavano indirizzi fisici (tipo www.geocities.com/Paris/Bistro/4078 , mi pare fosse questa la mia pagina, al tempo), creando quartieri virtuali in cui si raccoglievano persone con gli stessi interessi.

Ecco, nelle mutate condizioni tecnologiche e di consapevolezza informatica, non mi pare azzardato ricondurre l’esperimento di Medium al fervore elettrico di Geocities “prima maniera” (prima che fosse acquisito da Yahoo!, diciamo, fase che lo porterà poi alla chiusura definitiva).

E poi, appunto: la semplicità.

Non c’è da fare aggiornamenti, istallazioni, verifiche. Fa tutto Medium, al posto mio. Certo, questo lo pago: lo pago con una ridottissima possibilità di intervenire per fare il sito come lo voglio io. Decidere io se voglio far comparire in fondo i post attinenti, per dire. Decidere se voglio un elenco dei post più visti, o qualsiasi altra cosa.

No, qui è tutto out of the box, così com’è. Prendere o lasciare.

A volte però questo è un pregio, non un difetto. Per dire, posso smettere di lambiccarmi su quali plugin istallare, per mettere a punto un sito che alla fine rischia di star lì tipo cattedrale nel deserto. Posso pensare a fare una cosa, quella che poi mi piace di più.

Quale? Beh, l’ho detto: scrivere.