Medium?

Lasciatemelo dire. Stando su Internet dal tempo della sua nascita, di cose ne ho viste parecchie. Le modalità espressive più varie sono fiorite in tutte le direzioni possibili, anche se poi — come sappiamo — all’inverno della crisi e della recessione poche sono quelle che sono riuscite a sopravvivere.

Certo c’è stata una enorme contrazione rispetto alla rigogliosa giungla mediatica di qualche anno fa. Gli strumenti social di successo si contano agevolmente sulle dita di una sola mano: Facebook, Twitter, Instagram, WhatsUp…

Ok, c’è anche altro. Non molto altro, a dire il vero.

Anche il panorama dei blog è abbastanza statico, ed è dominato da Wordpress, sia nella versione .com che offre spazio libero in cambio di qualche pubblicità (non troppo invasiva), sia nella ben più completa declinazione .org che permette di scaricare e istallare un blog di cui si ha il completo controllo.

Altre piattaforme sono o di nicchia, o stagnanti (come blogger, ormai congelato in una immobilità che è diventata quasi imbarazzante). E comunque rispettano in grande misura lo stesso paradigma, che potremmo riassumere nell’espressione post + commenti, dove il primo è gerarchicamente superiore e i secondi si agganciano in coda ad un dato post ed ineriscono semanticamente alla sua totalità. Questo non è appena un modello, è il modello canonico che informa la quasi totalità della blogosfera. E’ lo standard (e come standard ha innegabili pregi, e qualche limitazione).

Come che sia, l’approccio di Medium — possiamo dirlo anche prima di ogni dettagliata valutazione tecnica o sociologica — è una prima vera ventata di aria fresca, un primo e compiuto diverso modo di pensare alla parola scritta su Internet.

Un modo che personalmente trovo piacevolmente snello ed amichevole. Soprattutto, un modo che incoraggia a scrivere (e questo già sarebbe sufficiente — per me — per riguardarlo con pieno interesse). Rispetto al classico blog, qui riesco a lasciarmi andare a considerazioni anche più estemporanee ed immediate. In altri termini, mi sento confidente a rilasciare un testo in cui la freschezza dell’ispirazione immediata finalmente vince sulla percepita necessità di accurata (ri)elaborazione. A ciò viene indubbiamente in aiuto la non trascurabile eleganza dell’ambiente stesso, che gravita su un eccellente punto di equilibrio tra funzionalità operativa e minimalismo grafico.

Al di là della diffusione che questo think different potrà avere, va detto che il fatto di aver efficaciemente scompaginato lo sclerotizzato schema gerarchico blog + commenti permette di guardare alla scrittura online in maniera abbastanza nuova. Guadagnando un punto di osservazione che consente, finalmente, di riflettere sul fatto stesso di scrivere per Internet.

Ovvero, di scrivere oggi.