Altro e altrove

Come cambiano, le abitudini. Sempre. Anche se non ce ne accorgiamo. Anche se pensiamo di rimanere sempre gli stessi. Come si adatta rapidamente, il cervello, ad una modificazione del contesto. Assorbe i dati meglio di una spugna l’acqua e si riposiziona nella modalità più conveniente. E questo avviene sempre, lo vado accadere perfino per il mio cervello, non esattamente giovanissimo.

Prendiamo pure la faccenda dei libri. Ne abbiamo parlato più volte, della (lenta ma inesorabile) rivoluzione digitale, del progressivo spostamento verso una fruizione del testo scritto radicalmente diversa da quella alla quale siamo abituati da diversi secoli. E’ una rivoluzione che comporta una buona varietà di nuovi comportamenti. Non pianificati, non decisi a tavolino, ma assorbiti, recepiti in forma tanto implicita quanto pervasiva.

Insomma: cose che ti sembrano sempre le stesse, a meno che non ci fai caso. E mi piace farci caso, perché mi diverte essere attento a come la rivoluzione tecnologica in atto interviene a modificare i nostri comportamenti. Rendersene conto è trovare un prima e un dopo, è tracciare una storia, evidenziare un percorso. Esserci, nel cammino, e non appena farsi condurre. Farne storia, attraverso la parola.

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Uno dei miei posti preferiti… praticamente da sempre…

Annoto appena un paio di approcci che mi sorprendo ad utilizzare correntemente, ormai, per quanto siano relativamente inediti anche nella mia storia personale. Le abitudini cambiano, appunto, e lo fanno quasi senza che lo rileviamo. Ben presto ci scordiamo il passaggio, la trasformazione, e ci sembra quasi di aver fatto sempre così. Siamo già altro e altrove rispetto al passato (ecco, così riesco anche ad omaggiare un bel disco “letterario” di Angelo Branduardi)

Analizziamo le specifiche modalità di acquisizione di un libro. Sembrerà banale, ma anche questa è una rivoluzione del mondo di pensare, di essere. Una cosa che segna un prima e un dopo.

Orbene. Poniamo che un amico (Oreste) mi consigli un libro. Parlando con Oreste, ascoltando la sua sapida descrizione del tomo in tremiladuecento pagine La vita segreta dei tapiri, io venga non solo catturato dalla descrizione, ma inizi a capire che esattamente quello è il testo che stavo cercando da molto tempo, capace di dare risposta a talune mie esigenze conoscitive che rivestono per me — per vari motivi — una straordinaria importanza.

Devo poter leggere il libro. Al più presto.

Oreste nicchia, il libro non me lo vuole prestare.

Non insisto. D’altra parte, Oreste è fatto così, lo sappiamo.

Però voglio procurarmi il libro. Tra l’altro è un po’ di nicchia, non deve essere proprio un best seller.

Prima avrei fatto così. Avrei iniziato una battuta di caccia nelle librerie. Avrei cercato prima nelle librerie più grandi dalle mie parti, poi avrei magari iniziato a telefonare ad altri negozi, cercato su Internet, chiesto su qualche forum. No, a Oreste non posso chiedere, glielo ha regalato la ragazza ma poi si sono lasciati, anzi l’ha lasciata lui (sembra che l’abbia sorpresa con un altro, una storiaccia…). Insomma, non mi pare abbia intenzione di andarle a chiedere più niente.

Tant’è. Spinto dall’interesse ad ottenere comunque una copia del libro — avrei sguinzagliato la mia creatività per riuscire ad entrare in possesso del testo. Magari si tratta di fare un viaggio in un altra città, dove avrei ottenuto rassicurazione circa la presenza dell’ambito volumetto. Magari è questione di farselo spedire. Di chiedere ad un amico di passaggio per Modena (lì c’è una grande concentrazione in librerie specializzata in testi sui tapiri, come è noto) se per caso può comprarlo e portarmelo.

Questo, prima.

Cosa farei ora? Cosa faccio, nella pratica?

Vado su Amazon e cerco il testo.

Lo trovo in formato digitale (facciamo di sì).

Lo acquisto, lo scarico, inizio a leggerlo.

Tutto nel giro di un minuto, più o meno. Dall’innesco del desiderio al compimento passano pochi istanti. Nell’altro caso possono passare mesi. O anche, chissà, può essere un desiderio che non si realizza. O magari si realizza soltanto dopo anni ed anni: girando per i portici di Bologna, nella pausa di un congresso, sfogliando pigramente i libri usati su una bancarella, ti incontro una copia (un po’ stropicciata, ma pazienza) de La vita segreta del tapiro. Oh, ma questo lo cercavo dieci anni fa! Avevo perso le speranze! E per giunta a 3 Rupìe (non ci sono più gli Euro, ma questa è una lunga storia…). Tripudio!!

Insomma, come per la musica digitale, ci stiamo ormai abituando al fatto che un ebook si può acquistare subito.E poi, o c’è o non c’è (sul nostro store di riferimento). Non è questione di essere bravi a cercare quella determinata libreria. O posso prenderlo o non posso, e la cosa è immediata: sì/no. Squisitamente binario, senza sfumature, come l’universo digitale suggerisce, come impone.

Meglio, peggio? Non entriamo nel merito. D’altronde si potrebbero scrivere libri interi (digitali e non) sul piacere di girare per le librerie, toccare i libri, sfogliarli, vedere come sono disposti negli scaffali, muoversi nelle varie sezioni, sbirciare cosa sta leggendo con tanto interesse quella ragazza dai capelli rossi e l’aria da studiosa (magari se l’hai letto, puoi intrecciare una conversazione, hai visto mai). Anche sulla frustrazione di cercare qualcosa e non trovarla, peraltro.

Dunque, né meglio né peggio. Diverso.

Che poi le librerie stesse — e questa è l’altra cosa che volevo dirvi — mantengono sì un ruolo importante, ma un ruolo diverso e forse poco gradito ai loro stessi gestori. Anzi, sicuramente poco gradito.

Perché diventano, badate bene, delle stupende vetrine di un negozio altrui. Ci avete mai pensato?

Eh sì. A me piace da matti entrare in una libreria, curiosare tra gli scaffali, spostarmi dalla sezione poesia a quella di spiritualità o ai romanzi, o alla musica… ci trovo sempre tante cose, tanti suggerimenti, che non avrei ottenuto in altro modo. E posso anche sbirciare dentro i libri, capire se mi interessano davvero.

Se trovo un libro che mi interessa, prima valutavo l’acquisto. Adesso senza dare troppo nell’occhio, prendo lo smartphone, mi collego su Amazon, vedo se esiste l’edizione digitale, e quanto costa. Se esiste costa sicuramente meno di quella presente in libreria. Soddisfatto, ripongo il libro, esco, e già mentre sono per strada acquisto l’opera che mi interessa. Arrivato a casa la trovo sul mio Kindle. Se non c’è in digitale? Beh, se mi piace davvero — dopo un primo moto di disappunto (un altro libro cartaceo da trovargli posto, e dove lo metto?) allora lo acquisto.

Ma non in libreria. Sempre su Amazon (a meno che non ho una fretta assoluta di iniziare a leggerlo).

Perché risparmio. Mi dispiace per le librerie fisiche, ma Amazon (et similia) fanno spesso prezzi sensibilmente scontati. Se avessi più soldi magari mi sentirei in colpa di non finanziare le librerie fisiche, ma (ehm) il mio budget assai ridotto complotta a farmi agire con una ridotta sensibilità (di cui certo non mi vanto) verso tal problema.

Così mi avvio all’uscita della bellissima libreria XYZ avendo maturato la decisione di comprare alcuni libri.

Altrove.

Il bello è che questo ormai è il mio approccio di default, quello che parte in automatico appena mi avvicino ad una libreria. Avvicinamento che compio sempre con una certa sensazione di piacere. Su una cosa il digitale annaspa, infatti. La sensazione di muoversi in un mondo di libri — essere in una libreria fisica — è immensamente più pervasiva e totalizzante che il semplice fatto di osservare la pagina degli ebook di Amazon. Vogliamo mettere un mondo tridimensionale, avvolgente, con profumi odori rumori luci sorrisi sguardi esitazioni occhiali capelli ancora sorrisi, luce che scherza sulle vetrine, commessa simpatica o burbera ancora libri ammonticchiati ancora titoli occhieggianti? Vuoi mettere con uno schermo piatto — troppo piatto — di computer?

Anche se, ironia della sorte, chi ci guadagna dall’aver organizzato questo mondo di libri, spesso non è (più) il librario

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